mercoledì 2 novembre 2011

Avviso

Ciao a tutti =)
Questo è solo un piccolo avviso per comunicarvi che non ho abbandonato il blog. Sto scrivendo una storia che vorrei finire prima di pubblicare, in modo da poter postare con regolarità (credo ogni dieci giorni).
Si chiamerà "Le strade dell'amore" e se siete curiosi, vi lascio l'introduzione (ps. vi metterò anche una piccola premessa, subito prima del testo del primo capitolo, perchè non ci siano fraintendimenti) :


Suor Marie Belle, vero nome Isabella Swan, è decisa a partire in missione per l'Africa, spinta dal forte desiderio di portare aiuto alla popolazione nera.
Una volta messo piede nel grande Continente Nero, Suor Marie dovrà vedersela con difficoltà di vario genere: dalle necessità quotidiane a fatti incredibili per i giorni nostri.
Vicino al suo villaggio c'è la città di Bangui, dove la nostra Suor Marie diventerà amica del prefetto/donna della capitale. L'incontro con un uomo che lavora proprio nella casa dell'amica sarà decisivo perchè metterà a dura prova tutte le certezze della nostra suorina: Bella cosa farà a quel punto?
Prende vita così, questa ff, ispirata a una storia vera.



Ciao a tutti, allora! A presto, Ross =)

lunedì 22 agosto 2011

Il Marinaio e La Ragazza Cieca


Il Marinaio e La Ragazza Cieca



Era ormai sera nella città di Port Royal. Gli abitanti erano già nel mondo dei sogni da almeno mezz'ora e in giro non si sentiva volare una mosca. Nel cielo troneggiava la luna, splendendo in tutta la sua bellezza.
A dispetto del silenzio che regnava per le vie del quartiere in cui si trovava, qualcuno che non dormiva c'era. Un ragazzo dai capelli spettinati e color bronzo si aggirava con aria furtiva e molto attenta. Qualcuno lo stava braccando e lui stava cercando di seminare il suo inseguitore.
“Dannazione! Devo riuscire a trovare un posto sicuro, ma dove?” pensò.

Era armato, ma non poteva certo mettersi a sparare: avrebbe attirato l'attenzione di qualcuno e non avrebbe saputo come convincere chiunque della propria innocenza.
Al momento stava percorrendo il quartiere residenziale, pieno di belle case e di giardini curati. Il ragazzo si muoveva come fosse un felino, senza fare rumore, ma velocemente.

Aveva imparato a stare attento sulla nave su cui si era imbarcato quando era più giovane, piena di scricchiolii, proprio per fare meno rumore possibile se doveva muoversi durante il riposo degli altri marinai.
Si guardò attorno. Niente. Sembrava che non ci fosse nessuno. Che fosse riuscito a seminarlo?
Il suo “cacciatore”, per cercare di sorprenderlo, aveva cambiato strada incamminandosi per una via traversa.
Rage stava ancora guardandosi attorno, quando si ritrovò di fronte ad una grande casa recintata da muretto e siepi fitte. Sentì i passi veloci del suo inseguitore, anche se erano ancora un po' lontani. Segno che a breve sarebbe arrivato. Di notte i rumori sono sempre amplificati per il silenzio totale che regna.

Era vicino al cancello di quella grande casa e guardò nel giardino per controllare che non vi fosse nessuno. Scavalcò il cancello ed entrò. Fu contento della sua scelta: quel giardino era piuttosto grande, pieno di cespugli di ogni genere e di alberi dalla grande e folta chioma. Si sarebbe nascosto lì.
Chi lo seguiva ne aveva perso le tracce, perchè arrivato poco dopo l'entrata del ragazzo nel giardino, così continuò a cercare alla cieca, allontanadosi senza saperlo e facendo sospirare di sollievo la sua “preda”.
Rage avanzò attraverso il gran numero di piante, finchè non trovò un mini laghetto. Con sua grande sorpresa vide che c'era una ragazza seduta su una roccia a bordo dell'acqua. Era illuminata dalla luce lunare e aveva i capelli lunghi, scuri, sulla ventina come lui. Guardava verso l'alto ed era vestita con un abitino celeste, semplice, ma femminile. Era una bellissima ragazza, dai lineamenti fini. Restò incantato per un momento ad osservarla, poi si avvicinò pian piano. Non che avesse intenzione di spaventarla, ma a lui serviva un posto per nascondersi. Sperò che in quella casa non ci fosse qualcun'altro.

La ragazza era immersa nei suoi pensieri, quando sentì un fruscìo alle sue spalle.
- Chi è? - disse girandosi di scatto nella direzione da cui proveniva il rumore.
Rage le si avvicinò da dietro mettendole una mano sulla bocca per impedirle di urlare.
- Mi ascolti. - disse con relativa calma – Non ho alcuna intenzione di farle del male, ma necessito del suo aiuto. Ora toglierò la mano, ma lei mi promette di non fiatare. Siamo d'accordo? -
La ragazza, già spaventata per l'intrusione di quello strano individuo, aveva paura perchè le stava puntando una pistola alla schiena. Aveva paura di poterlo fare arrabbiare e quindi di provocare in lui una reazione che poteva volgere al peggio. Annuì e il ragazzo tolse la mano.
- Molto bene. - continuò lui – Vive da sola? -
- S..si – rispose tremante. Aveva troppa paura per mentire e non sarebbe servito a niente.
“Perfetto, così nessuno mi intralcerà” pensò lui.
- Come si chiama? -
- D... Diana Kent -
- Bene Diana. Adesso entriamo in casa. -
Camminò verso l'entrata con il ragazzo dietro di lei che le teneva i polsi dietro la schiena in modo che non potesse reagire e la pistola ancora puntata.
La casa era accogliente, ma decisamente un po' troppo grandicella per una persona sola. Che gli avesse mentito? Era diventato troppo diffidente per non pensare che potesse aver cercato di “fregarlo”.
- Dimmi un po', non mi avrai mica mentito per caso? Guarda che non ti conviene. Vivi sola o no? Questa casa mi sembra un pò grande per te – chiese nervoso
- V..Vivo sola, lo giuro – balbettò Diana.
- Ah si? E questa foto? Eh?! Chi c'è nella foto? Chi è quest'uomo? - le chiese a mò di ordine, notando una fotografia su un tavolino.
- Q.. quello è mio padre. E' morto molto tempo fa. E' solo una vecchia foto.. - tentò di spiegarli.
- Oh.. capisco. - la voce di Rage, da nervosa si era fatta calma.
Diana ebbe l'impressione che fosse dispiaciuto di averle posto quella domanda e di aver usato quel tono accusatorio e insofferente.
Ormai era abituata a capire le persone dal tono della voce. Quando era piccola ebbe un incidente in cui rimase cieca e questo le acuì notevolmente tutti gli altri sensi, permettondole di capire quello che succedeva attorno a lei, lo stato d'animo delle persone e così via.
Dopo qualche anno il padre morì lasciandole la casa e quello che aveva messo da parte grazie alla palestra di arti marziali, di cui l'uomo era un grande maestro. Avrebbe voluto insegnare qualcosa alla figlia, perchè potesse almeno difendersi in caso di bisogno, ma Diana divenne cieca a soli cinque anni e il padre non potè più far niente.

- Non vuoi accendere la luce? - gli chiese cortese.
L' “aguzzino” di Diana sembrava non essersi ancora accorto della cecità della ragazza. Inoltre, era ovvio che lei si sapesse muovere in un ambiente che conosceva molto bene.
- No, assolutamente. Senti. Diamoci del tu. E poi ti voglio spiegare una cosa. - aveva notato che la ragazza tremava un po'. Evidentemente l'aveva spaventata più di quanto avesse voluto. Continuò il suo discorso.
- Io sono stato incastrato. Mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e questo mi ha messo in serio pericolo. Potrebbero anche addossarmi colpe che non ho. - si fermò e la guardò. Era davvero una bella ragazza. Diana sembrava guardare più o meno nella sua direzione con aria stupita e incredula.
- Perchè quell'espressione? - chiese – Non mi credi, vero? - chiese un po' stizzito.
- Bhe... non so.. è un po' vaga come storia... ma sento dalla tua voce che sei sincero – gli rispose.
- Bhe, comunque, se e quando ce ne dovremo andare di qui non potrò fare a meno di portarti con me. Non ho niente contro di te, ma potresti anche assecondarmi per paura e poi denunciarmi appena ti è possibile. In fondo mi hai visto. - affermò, convinto che avrebbe dovuto portarsela dietro come ostaggio.
- Oh, no. Io non ti ho visto. Forse non te ne sei accorto, ma io sono cieca – gli rivelò.
La guardò stupito. Non riusciva a crederci. Che fosse una tattica? L'unico modo per scoprirlo era metterla alla prova, se davvero era cieca. Fare in modo che compisse un'azione istintiva che solo una persona vedente poteva fare. Prese un centrino da sotto una ciotolina di caramelle posta sul tavolo del soggiorno attentissimo a non fare il minimo rumore. Glielo lanciò. Niente. Lei non si mosse. Allora era davvero cieca!
- Cosa mi hai dato? Sento qualcosa sulle gambe – tastò con le mani e capì che era un pezzetto di stoffa.
- Scusa. Volevo solo verificare che fossi effettivamente cieca -
- Oh. Capisco. E sentiamo, adesso cosa vorresti fare? - gli disse con tono lievemente scocciato, ma aveva capito che quell'uomo agiva spinto dalla paura e non aveva niente contro di lei, proprio come aveva detto.
- Niente. E' notte. Andiamo a dormire. - rispose un po' secco.
- I... in..sieme? -
- Si, ma non ti preoccupare. Anche se devo ammettere che sei una bella ragazza, ho solo intezione di dormire. E non vorrei che tu scappassi. - spiegò sbrigativo.
Si fece portare in camera da letto e qui la fece sedere.
- Sdraiati. Metti le mani dietro. - la sistemò al suo fianco – Non cercare di scappare o me ne accorgerei -
- Ho capito.. Posso chiederti come ti chiami? -
- Rage -
Era ovvio che Diana si sentisse almeno un po' turbata e ancora un po' spaventata. Lui aveva modi bruschi dovuti alla sua situazione, ma chissà per quale strano motivo, lei sentiva che Rage non era quel personaggio così cattivo come voleva far intendere. Avrebbe voluto tastargli il viso, perchè avrebbe capito qualcosa in più dall'espressione di quell'uomo tanto brusco. Ma chissà la reazione che avrebbe potuto scatenare e poi non poteva muoversi in quella posizione, perciò abbandonò l'idea. Poco dopo sentì che il respiro di Rage, dietro di lei, si era fatto regolare, segno che dormiva. A quel punto si addormentò anche lei, un pochino più tranquilla e stranamente cullata dal tepore della vicinanza a quel corpo maschile, che aveva un profumo particolare, forse lo stesso del mare e del sole.

Il giorno dopo Rage si svegliò abbastanza presto e svegliò anche Diana.
- Posso preparare la colazione? - chiese timidamente
- Certo. Ti seguo in cucina -
Si sedette, e mentre Diana preparava, cercò di ragionare sulla sua situazione.
“C'è qualcosa che non torna. Perchè lo avrà ucciso? Maledizione.. se solo non mi fossi trovato lì! Accidenti! Quel maledetto si è nascosto sentendomi sicuramente arrivare e io, cretino, per tentare di soccorrere l'altro mi sono imbrattato la maglia di sangue. Mha... forse stava trafficando qualcosa... Bhe, poco importa. Mi cercherà fino alla partenza della nave o .. forse sarebbe anche capace di rimanere a terra pur di trovarmi, in fondo sono un testimone scomodo.”
Il suo sguardo preoccupato e indeciso su cosa fare cadde su Diana, che intanto aveva finito di preparare. Mangiarono in silenzio, mente lui la guardava di tanto in tanto .
Dopo mangiato, c'era bisogno di andare a fare la spesa.
- Senti.. ci sarebbe da fare un po' di spesa. Ti giuro che non ho intenzione di scappare, né di chiedere aiuto.. -
Rage sembrò riflettere un momento. Anche a lui sembrava che la ragazza fosse sincera. Finora non gli aveva mai mentito. Purtroppo, nella vita, può capitare di non potersi più fidare di nessuno e questo porta a restare inevitabilmente soli. Se nel suo cuore c'era il desiderio di fidarsi di qualcuno, allora aveva ancora delle speranze. Ma non in quel momento. Era comunque meglio essere prudenti.

- Non puoi chiedere a una vicina? Ti accompagnerei, ma per me sarebbe rischioso -

  • Si, certo, non ci avevo pensato. -
    Si mise a leggere un volume che aveva trovato nella libreria della ragazza, poi leggendo, si addormentò in giardino.
    Quando finì le sue faccende domestiche, Diana cercò Rage, ma non le rispose. Andò in giardino e lo trovò disteso sull'erba. Capì che si era addormentato, perchè stava russando. Evidentemente, gli ultimi avvenimenti, quali che fossero, dovevano averlo provato molto, se non gli bastava una notte di sonno per riposarsi. Si chiese cosa mai gli fosse capitato. Chissà se a lei ne avrebbe mai parlato. Strano, si disse anche. Normalmente non avrebbe certo dovuto preoccuparsi per lui e una persona normale avrebbe approfittato della situazione. Ma lei no. In qualche modo sentiva che era giusto aiutare quel ragazzo. Più tardi Rage si svegliò, cercò Diana e la trovò in cucina intenta a preparare da mangiare.
    - Ma è già ora di pranzo? - chiese con voce ancora un po' assonnata
    - Si. Hai dormito un bel po'. -
    - Vuoi che ti aiuti? - le chiese gentilmente
    - Oh, non ti preoccupare. Vivo così da anni, ci sono abituata.-
    A pranzo parlarono del più e del meno, senza andare su argomenti come il passato dei due o quello che era capitato a Rage. Se qualcuno li avesse visti e sentiti li avrebbe presi per due amici che si conoscono da tempo.
    Finito di pranzare, lei provò a chiedergli una cosa.
    - Senti Rage.. posso chiederti una cosa? -
    - Dimmi -
    - Potrei toccare il tuo viso? -
    Rage si sentì leggermente spiazzato.
    - Come mai questa richiesta? - chiese con tono leggermente sospettoso
    - Tastare il viso delle persone è per me un modo per conoscerle – disse semplicemente
    Al ragazzo non parve che avesse secondi fini. Gli aveva fatto quella richiesta nel più tranquillo dei modi, molto spontaneamente. Acconsentì.
    Si avvicinò a Diana, che sentita la sua presenza tanto vicina, alzò le mani. Gliele mise sul petto, facendole salire lentamente. Il modo in cui lei si muoveva sembrava una carezza. Quasi come se facesse apposta ad essere così lenta. Le mani di Diana arrivarono al collo, poi alle mascelle, dalla linea decisa. Passò alle guance, alla fronte, poi agli occhi. Sempre con una certa lentezza. Poi scese e si fermò un instante con le dita sulle labbra. Erano calde e carnose al punto giusto. Da quello che potè sentire, Diana ne dedusse che fosse davvero un bel ragazzo.
    In effetti, la lentezza della ragazza era “studiata”. Già la sera prima era stata pervasa dal calore di quello “pseudo” abbraccio, nel quale si era svegliata la mattina. Lui la incuriosiva e l'attirava.
    Rage, da parte sua, aveva sentito qualcosa scattare dentro di sé, mentre la ragazza muoveva le sue mani su di lui. Era bella, dolce e adesso lo accarezzava in quel modo tanto innocente quanto provocante. Le accarezzò le labbra con un dito e vide gli occhi di Diana tremare leggermente, ma lei non si tirò indietro. La strinse a sé sfiorando la bocca con tenerezza. Con il cuore che batteva impazzito, in una sorta di torpore mentale si chiese se non fosse il caso di fermarsi.
    Diana rispose alla sua tacita domanda prendendogli il viso tra le mani e avvicinando i loro corpi.
    Si spostarono verso la camera, vicino al letto, e lui ne approfittò per stenderla sul materasso.


Quando si svegliò fece per stiracchiarsi, ma qualcosa glielo impedì. Diana dormiva teneramente abbracciata a lui. Si erano lasciati trasportare dalla passione e lui capì che se si fosse innamorato davvero di quella splendida ragazza, avrebbe commesso un grosso errore. Diana era dolce e gentile e a quanto aveva potuto capire aveva un gran cuore. Proprio per questo, essendo già buio, ne approfittò per andarsene di lì e lasciarla libera. Avrebbe trovato un altro nascondiglio. Non era giusto coinvolgerla. Oltretutto aveva il vantaggio di essere cieca, così non avrebbe potuto descriverlo, anche se in fondo sapeva che non lo avrebbe fatto.
No, rimanere lì avrebbe solo causato grossi guai a Diana e lui le aveva già procurato abbastanza problemi. Non era un criminale e lei era anche cieca... oltre che meravigliosa.
Purtroppo non poteva lasciarle alcun biglietto, ma poi pensò ad una soluzione.

La mattina dopo, Diana si svegliò e tastando nel letto si accorse che Rage non c'era.
- Rage? Rage! Rage! - nessuna risposta.
Si alzò, appoggiandosi al comodino. Sentì che c'era qualcosa. Lo prese e capì che si trattava di un foglio con qualcosa attaccato sopra.
Il suo cuore fece un balzo. Iniziava ad intuire che forse Rage se n'era andato. Per sempre.
Tastò il foglio con attenzione. Lui aveva attaccato dei maccheroni per formare una scritta:

“Sii felice.
R.”

Le lacrime cominciarono a scendere quasi senza accorgersene, solcando il viso triste di Diana, che stringeva il foglio a sé, rannicchiata sul letto.
“Perchè?.. Perchè se n'è andato? Non ha significato nulla per lui, quello è successo? Mi ha forse usata solo per una notte? Oppure lo ha fatto per non mettermi in pericolo? Ma anche se fosse... perchè non dirmelo? E poi io l'avrei seguito. Adesso.. sono di nuovo sola..”
_______________
Il sonno di un ragazzo veniva cullato dalle onde del mare che facevano oscillare la nave sulla quale si era imbarcato e della quale era diventato il capitano. Aveva bevuto un po' di rhum per scaldarsi dalla brezza serale.
La bottiglia, posta sul comodino accanto al letto, conteneva ancora metà del liquore e si era rovesciata. Il capitano l'aveva iniziata con l'intento di sbronzarsi per dimenticare il proprio passato, o meglio, quello che gli era successo alcuni mesi prima, ma poi riflettè che non ne valeva la pena e si addormentò sulla sua branda.
Il vento cominciava ad alzarsi e la nave cominciò ad oscillare più forte. La bottiglia sul comodino cadde a terra andando in frantumi e svegliando il capitano.
Era un ragazzo giovane, ma la sua esperienza era quella di un veterano e per questo, quando si presentò al suo predecessore, fu subito reclutato nella ciurma.
Fu da ragazzino che iniziò. Quando aveva soltanto sette anni. Era rimasto solo e non sapeva come fare per mantenersi. Le uniche cose che sapeva erano quelle che gli aveva insegnato suo padre, un ex capitano di una nave mercantile, sempre in giro per il mondo, ma che quando decise di mettere su famiglia, abbandonò il mare e “fece porto” una volta per tutte. Fu così che nacque Rage. Suo padre, però, nonostante non rimpiangesse la sua decisione, sembrava aver ancora nel cuore i giorni passati sull'oceano, calmo o in tempesta che fosse. Ricordava bene quando il padre gliene parlava, perchè vedeva nei suoi occhi accendersi una scintilla di passione, di voglia di avventura, che evidentemente non si era spenta nel cuore del suo “vecchio”. Ricordava anche l'entusiasmo col quale gli raccontava le sue avventure, i pericoli e a lui piaceva stare ad ascoltarlo. Un brutto giorno, però, i suoi genitori furono vittime di un incidente. Un grosso mezzo, che trasportava tronchi d'albero, all'improvviso perse il controllo e le funi che tenevano il carico si spezzarono. I tronchi finirono addosso ai suoi genitori, che si trovavano sull'auto subito dietro, morendo sul colpo. Per fortuna, prima di morire, il padre gli aveva anche insegnato molte cose, oltre a raccontargli storie e aneddoti. Rimasto solo, andò in cerca di un amico del papà, che lo accolse sulla sua nave e qui cominciò la sua “carriera”.
Passarono gli anni e un giorno, la nave su cui era imbarcato, dovette far scalo a Port Royal. La sera andò un po' in giro per visitare la città. Lo faceva sempre, quando gli era possibile. Era sbarcato da poco e stava passando per una via secondaria. Per precauzione girava sempre con una pistola. Non si sa mai chi si può incontrare.
Ad un certo punto sentì delle voci concitate, come di due persone che litigano e infine uno sparo. Rage corse immediatamente a vedere perchè aveva riconosciuto le voci per quelle di suoi compagni di ciurma, si coricò di fianco all'uomo steso a terra per capire se era vivo e poteva farlo visitare, ma questo era già morto: colpo al cuore.
Rage era scioccato e non riusciva a muovere le gambe. Questo, purtroppo, diede modo all'assassino di accorgersi di lui, che finalmente iniziò a correre.
Non sapeva dove andava, ma alla fine si accorse di essere in una zona con belle case e giardini.
Quella notte, con quella luna piena che faceva da spettatrice al teatro del mondo, Rage incontrò Diana.

Quando la caduta della bottiglia lo svegliò, Rage stava sognando la ragazza per l'ennesima volta. Da quando l'aveva lasciata con quel criptico messaggio, l'aveva pensata e sognata molte volte. Sebbene lui stesso non ne capiva il motivo fino in fondo, quella donna gli era entrata nell'anima più di quanto credesse. Un paio di mesi prima, l'assassino di quella notte era stato catturato e messo in prigione a vita. La polizia aveva capito che era l'unico responsabile della morte di Jo e di altre persone. Rage, quindi, era salvo. Ma da quella notte erano passati cinque mesi.
Adesso era capitano di una nave ed era molto stimato. Ma proprio la mattina che stava per giungere, doveva fare scalo a Port Royal e si sarebbe fermato per un paio di giorni, così avrebbe fatto anche rifornimento per la sua nave.
Cercò di tornare a dormire, ma il pensiero di Diana lo tenne sveglio.

Quella mattina, la donna era in un'aula ricavata dall'ex dojo del padre che faceva lezione ad una ventina di bambini, aiutata dalla sua amica Andy. Grazie all'eredità e a parte di quello che aveva risparmiato con piccoli lavoretti era riucita a realizzare il suo progetto scolastico. Ma non era felice come avrebbe dovuto, perchè le mancava qualcosa per completare il tutto. O meglio, le mancava qualcuno.
Non aveva mai smesso di pensare a Rage. Aveva capito di essersene innamorata subito e senza rimedio. Anche se era svanito nel nulla senza lasciare traccia, così come era apparso. A volte si chiedeva se non avesse fatto un sogno, ma il messaggio che le aveva lasciato era la prova del contrario. Lo conservava in un cassetto, avvolto da un panno. Aveva pianto molto dopo la sua partenza e aveva ancora dei dubbi atroci. Perchè se ne era andato cosi? Perchè non le aveva chiesto di seguirlo? Ma soprattutto... aveva contato qualcosa per lui?
Tanti interrogativi, troppi. E aspettavano tutti una risposta che forse non sarebbe mai arrivata.

Era una bella giornata di sole e le cose procedevano per il meglio. Aveva già fatto scaricare metà della merce che trasportava e verso sera ebbe finito.
Decise di andare un po' in giro per la città. Senza rendersene conto, però, stava già camminando per le vie della zona residenziale. Era quasi buio e il cielo era di un blu inteso con una leggera velatura di rosso rosato all'orizzonte, verso ovest.
Camminò ancora per diversi minuti, senza rendersi ancora conto di dove si trovasse, finchè vide un cancello e una recinzione a lui familiari. Senza accorgersene, le gambe lo avevano portato a casa di Diana. Che fare? Andare da lei? E per dirle cosa? Probabilmente lo avrebbe cacciato via. E a ragione, anche.
Era immerso nei suoi pensieri, quando il cancello si aprì. Rimase senza fiato nel rivedere la bellezza di Diana. In quei mesi, se possibile, era diventata ancor più stupenda.
Diana si accorse che c'era qualcuno, ne aveva avvertito il respiro. Si avvicinò lentamente e stava per dire qualcosa, quando un odore particolare la fermò. Era odore di mare e di sole.
Rage, vedendosela di fronte non sapeva se parlare o meno, ma fu lei a rompere il silenzio.
- Chi c'è? -
Rage non sapeva se parlare o stare zitto. Voleva dire qualcosa, ma non sapeva da dove cominciare.
- Insomma chi c'è? Siete forse un marinaio? -
- C..Ciao Diana -
Nel sentire quella voce, Diana sobbalzò. Se prima poteva avere qualche dubbio, essendo Port Royal una città portuale, adesso non poteva sbagliarsi. Quella voce era per lei inconfondibile.
- R... Rage....-
- Si.. sono io -
- Che cosa ci fai qui? - chiese calma, ma con una nota di rabbia nella voce.
Nota che a lui non sfuggì.
- Posso parlarti? Ci sono molte cose che vorrei dirti - si decise lui.
Diana si chiese se fosse giusto concedergli il beneficio del dubbio e ascoltarlo. Poi si disse che almeno avrebbe risposto a qualche domanda, aveva bisogno di chiarimenti. Aprì il cancello e gli fece segno di entrare. Non voleva parlare per strada.
Rage la seguì fino a una panchina che Diana aveva messo vicino al laghetto. Si sedettero e lui fece un bel respiro e cominciò a parlare.
- Senti... io vorrei spiegarti... ecco.. - parlava incerto e con aria abbattuta.
- Avanti. Parla. - lo esortò – ti ascolto -
Certo, l'atteggiamento della ragazza non gli rendeva le cose facili, ma aveva tutte le ragioni di essere arrabbiata.
Notando il suo silenzio, perchè non sapeva come esprimersi, Diana continuò per lui.
- Non avevi tante cose da dirmi? - cominciò ad attaccarlo – perchè te ne sei andato così all'improvviso, perchè mi hai lasciato soltanto quel messaggio assurdo?! Perchè!? - le lacrime fecero capolino dai suoi grandi occhi scuri. Poi parlò con voce più bassa – Cosa ho rappresentato per te? Soltanto un diversivo? Sei venuto qui per vedere se ero disponibile? - poio rialzò la voce arrabbiatissima - Parla, maledizione! Parla! Io non ce la faccio più! Ho passato questi mesi pensandoti e sono stati infernali, per me! -
Alla fine era scoppiata. Tutto il suo sangue freddo era svanito e ora aveva tirato fuori tutto quello che sentiva. 
Quasi tutto...
Rage, leggermente spiazzato e ancor più dispiaciuto nel vederla piangere, cercò di spiegarle.
- Ascolta.. quella notte, quando ti incontrai, ero inseguito da un mio compagno imbarcato sulla mia stessa nave. Per caso passai vicino ad un vicolo e sentii due miei compagni litigare... - le spiegò i fatti

  • Per questo ero così agitato quella sera. Ma nella sfortuna ecco che mi capita la cosa più bella della mia vita, la fortuna più grande. Conoscerti, Diana. E ancor di più quando siamo stati insieme. Non hai idea di quanto mi sia costato lasciarti. Sono stato davvero un codardo. Credevo che saresti stata meglio senza di me, che in quel modo non ti avrei messa in pericolo. Ma il pensiero di te mi ha accompagnato sempre, giorno e notte. -
    - Ma tu.. cosa.. - non finì la frase. Rage l'aveva presa e la stava stringendo tra le braccia.
    - Diana... io dovrei ripartire domani, ma se tu vuoi io resto con te. Per sempre. Ti amo Diana, ti amo da impazzire, anche se sembra assurdo dopo un solo incontro così breve -
    - A.. anch'io – disse piano, tra le lacrime.
    Prese il volto della ragazza tra le mani e le diede un bacio. Il cuore di Diana era in subbuglio, batteva come un tamburo.
    _________
    - Ciao Diana, allora? Come va? E' arrivato il grande giorno - le disse piano
    - Bene... non vedo l'ora che mi tolgano le bende – disse con emozione
    - Già.. anch'io -
    Il dottore arrivò proprio in quel momento.
    - Bene signora, ora toglieremo tutto. Pronta? -
    Diana annuì e il dottore iniziò la sua opera lentamente. Quando finì, lei aveva ancora gli occhi chiusi.
    - Ora apra gli occhi lentamente. Cerchi di abituarsi gradualmente alla luce. - le disse il dottore
    Quando aprì gli occhi non potè fare a meno di piangere.
    - Io... io ci vedo! Ci vedo! - disse tra le lacrime

    - Sono lieto che sia andato tutto bene. Mi raccomando, però, si ricordi di venire a fare i controlli periodicamente -
    - Certo -
    Il dottore li lasciò soli e Diana si girò verso Rage. Lo vide per la prima volta, mentre lui si riavvicinava al lettino. Vide i suoi capelli di bronzo e i suoi occhi di giada. Si sentiva emozionata come se lo conoscesse per la prima volta. Quello era il suo prezioso angelo. E finalmente poteva vederlo. Poco tempo prima, infatti, Diana era stata operata con una nuova tecnica, che per un caso come il suo sembrava l'ideale. Con parte dell'eredità del padre potè pagarsi l'operazione e adesso poteva finalmente vedere! Nel frattempo, lei e Rage si erano sposati e stavano insieme da due anni.
    La vista del marito le fece fare un salto al cuore. Sapeva che era bello, lui si era descritto e lo aveva sempre immaginato, ma visto davvero era tutta un'altra cosa.. era molto meglio della sua fantasia.
    - Ciao.. finalmente ci “vediamo”... - le sussurrò vicino, sorridendo
    - Ciao... -

    Passò un altro po' di tempo. Rage e Diana erano seduti sulla roccia dove lui l'aveva vista la prima volta. Era stata lei a volersi mettere lì, perchè aveva qualcosa di importante da dirgli e suo marito era curioso di sapere.
    - Allora? Che succede? -
    - Bhe ecco.. sai quei piccoli malori che ho avuto negli ultimi tempi? -
    - Si, c'è qualcosa che non va? -
    Lei sorrise e scosse la testa.
    - Va tutto benissimo... - disse. Gli prese la mano e se la mise sul ventre, finendo la frase - ... papà -
    Lui fu invaso da una felicità incredibile e l'abbracciò e la baciò.
    La luna era alta nel cielo ed era una notte serena. Come al solito era la tacita spettatrice di quello che succedeva sotto di lei, o era complice di atmosfere romantiche, o ... di incontri voluti dal destino... Era una notte di luna piena proprio come quella in cui un marinaio e una ragazza, allora cieca, si incontrarono.


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venerdì 11 febbraio 2011

Felicità 6 - Epilogo

Edward

Ero a casa ad aspettare l'arrivo di Bella. Volevo lasciarla un pò con sua zia. Non che dopo non l'avrebbe più vista, ma sarebbero passati dei giorni, prima che potesse riabbracciarla.
Ero un pò impaziente e nervoso.. E Jasper se ne accorse.
- Fratello.. stai tranquillo. A momenti arriva. - mi disse mandandomi un'ondata di calma. Mi rilassai volentieri col suo aiuto.
- Grazie Jazz. Ne ho proprio bisogno. - ammisi
- Di niente -
Finalmente arrivò. Non sapevo ancora come fare, perchè non avevo idea se mi sarei controllato, ma Bella si fidava di me, quindi avrei cercato di non deluderla.
- Ciao.. - mi sorrise.
- Ciao - l'abbracciai subito.
- Vieni, Bella. Abbiamo preparato una stanza per te. Starai lì e ti accudirà Alice. - le disse Carlisle
- Come mai proprio Alice? - chiese
- Perchè è meglio che sia una donna a farlo.. - le rispose.
- Oh. Ok -
- Vieni, Carlisle e Alice ci staranno accanto, così.. - non mi fece finire.
- Ma io speravo... - disse abbassando la testa e arrossendo.
- Serve a me.. - dissi soltanto.
- Ma io mi fido - disse sicura.
- Andrà tutto bene. L'ho visto. - mi rassicurò Alice - Potete andare solo voi - ci sorrise, spingendoci verso la camera.
Entrammo e chiusi la porta.
- Sdraiati sul letto, Bella. Così sarai già pronta ad affrontare i prossimi due giorni. -
Fece come le avevo detto.
- Mi devo togliere la camicia? -
- Non.. è necessario.. - deglutii. Cavolo, al solo pensiero che se la togliesse.. uffa.. ero comunque un uomo. Però c'era anche il problema del controllo nel sentire il suo sangue.
Mi avvicinai a lei e le chiesi:
- Ti.. ecco.. ti devo mordere.. vuoi.. cioè.. hai un punto preciso dove vuoi.. si insomma.. - balbettavo come un ragazzino. Mi sorrise.
- Qui - disse indicando il cuore. - E' tuo e lo sarà sempre. -
- Chiudi gli occhi.. -
Ma lei scosse la testa. Davvero voleva vedermi mentre la mordevo? Da una parte mi sembrava un pò macabro, ma dall'altra, chissà perchè, mi piaceva l'idea.. Che strano.
Mi misi di fronte a lei e ci guardavamo negli occhi. Senza dire niente e senza smettere il contatto visivo, lei si sbottonò la camicetta scoprendo la zona del cuore.
Cercando di non distrarmi, mi avvicinai al suo petto. Sentivo il suo profumo, il suo calore.. poi mi decisi e morsi. Sempre guardandoci negli occhi.
Fu incredibile. Subito sobbalzò la morso, ma mi sorrise e continuò finchè perse conoscenza.
Mmm. Il suo sangue era il più buono che avessi mai sentito.. così dolce.. Dai, Edward, mi dissi, devi cercare di resistere..
Poco dopo, la lasciai. Ero riuscito a non farmi soggiogare dal sangue, perchè pensavo a quanto fosse bella mentre sorrideva.
Andai da Alice, per dirle che se ne prendesse cura.

Bella

Dopo due giorni di rogo, che non era stato poi così terribile come sembrava dalle parole di Edward, iniziai a risvegliarmi e riprendere coscienza.
Vicino a me, sentivo qualcuno tenermi la mano. Era calda al tatto. Oh, già.. adesso ero fredda anch'io.. stessa temperatura.
Aprii finalmente gli occhi e vidi Edward sorridermi.
- Come stai? -
- Bene. Non sono mai stata meglio. - sorrisi. - Sai.. è strano.. adesso che mi guardo intorno, mi sembra di vedere delle cose in più.. -
- E' così. La nostra vista è speciale. -
- Capisco.. e dov'è Alice? Credevo che ci sarebbe stata lei qui.. Non che mi dispiaccia che ci sia tu, anzi, però.. -
- E' solo che quando si compie il passaggio, ci si dimena. Nell'incoscienza non ci si accorge di niente, ma nel fare così, ci si strappano i vestiti; inoltre, il corpo avrebbe bisogno di essere lavato continuamente: è per questo che si sono occupate di te Alice e Rose. - mi sorrise - Qualche minuto fa, dopo averti vestita, mia sorella mi ha chiamato. E così eccomi qui - terminò dandomi un bacio sul dorso della mano.
Mi alzai e gli gettai le braccia al collo.
- Edward.. ti amo - dissi baciandogli tutto il viso, euforica.
- Ehi ehi.. piano.. - mi disse ridacchiando.
Mi fermai un momento e lo guardai.
- Non hai bisogno di qualcosa.. ? - mi chiese
- No.. solo di te, perchè? -
- Ma come.. ? Non hai sete? - mi guardò stupito.
- mmm.. - ci pensai un secondo. - Si, un pochino, ma non tanto -
- Devo dire di essere senza parole. - disse ancora sbalordito - Credevo che avresti avuto una sete incredibile... -
In quel momento apparve Alice.
- A quanto pare, pur essendo nuova, è molto matura. Forse è per questo che è così controllata -
- Ehi.. sai che non riesco a leggerti la mente neanche adesso? - mi disse Edward
Gli sorrisi.
- Ne sono felice.. Te lo dissi una volta, te lo ripeto. - ridacchiai.
- Uffa.. è così frustrante... - si lamentò come un bambino, prima di baciarmi a stampo. - Dai. Vieni a caccia. Così ti disseterai, ok? -
Annuii.
Uscimmo e corremmo per la foresta. Edward mi insegnò che dovevo solo usare l'istinto e seguire la pista del sangue animale. In effetti fu semplice. Feci fuori un paio di alci, poi gli dissi che ero sazia.
Ci fermammo un pò nella ormai nostra radura a goderci la natura. Abbracciati e sorridenti.
Tornati a casa, Carlisle ci disse che aveva telefonato ad un suo amico.
- Sai, il suo potere è di individuare le doti altrui. - mi disse - Gli ho descritto il tuo caso e mi ha detto che molto probabilmente si tratta di uno scudo psichico, su cui qualsiasi altro potere mentale o illusorio è inefficace. Interessante, direi. E credo vero. Visto che Edward non riesce tuttora a leggere i tuoi pensieri -
- Caspita.. uno scudo.. quindi.. una specie di barriera? - dissi stupita e contenta.
- Esatto. - mi sorrise.
Poco tempo dopo, questo amico di Carlisle, Eleazar, con sua moglie Carmen, ci venne a trovare e vedendomi, confermò l'ipotesi dello scudo. Stettero con noi due - tre giorni per insegnarmi ad usarlo correttamente. Potevo anche proteggere le menti di altri, oltre la mia. Grande! La cosa mi piaceva. Anche Eleazar e Carmen erano "vegetariani" come i Cullen. Lui e sua moglie erano una specie di famiglia allargata di Carlisle e gli altri. Fui lieta di conoscerli.

Qualche giorno dopo, finalmente andai a trovare la zia.
- Oh.. Bella.. sei.. sei davvero stupenda.. - mi abbracciò.
- Grazie.. Come stai? -
- Tutto bene. Carlisle si è premurato di dirmi come stavi nel frattempo. E' stato molto gentile e paziente. Allora. Torni dalla tua zietta? -
- Si, se vuoi.. Ora sono in grado di controllarmi -
- Non so cosa voglia dire esattamente, ma mi sei mancata. Anche se sono passati solo alcuni giorni -

Tornammo pian piano alla nostra routine, la scuola aveva riaperto dopo le vacanze estive.
Tutti mi guardavano stupiti: io, l'asociale, acida e poco attraente Bella Swan, a braccetto con Edward e dietro le altre due coppie.
Lo stupendo ragazzo accanto a me, intanto, mi riferiva i pensieri che sentiva.. Sembrava un pò geloso del genere maschile, che sembrava apprezzare il cambiamento.. bhe, ovviamente quello del modo di vestire, perchè ora ero abbigliata come 'vera' ragazza, e irritato da quello femminile.. che a quanto pare era piuttosto invidioso.
Io mi sentivo molto più sicura di me stessa. Lo dovevo ai Cullen e lo dovevo anche al fatto di essere una vampira.. In fondo, oltre a salvarmi dalla morte, la trasformazione mi aveva resa fortissima. Perciò guai a chi avesse tentato di farmi del male, perchè non ci sarebbe riuscito.

Tempo dopo, la prof di arte ci chiese di realizzare un carboncino riproducendo ciò che amavamo di più. Mi lasciai andare e la mia mano seguì il suo corso, quasi mossa da volontà propria.
Sarei diventata più che viola, se avessi potuto, per il risultato, ma fortunatamente, la Allen ci aveva messi in condizioni di non vedere i lavori degli altri, mettendo tra gli sgabelli dei separè. In questo modo avevamo la possibilità di sentirci liberi di esprimerci senza tener conto delle eventuali occhiate altrui, di stare "in privato".
- Oh. Bella, devo dire che questo lavoro è il migliore che tu abbia mai fatto. Sono contenta di vederti serena e che lo esprimi così - disse indicando il disegno.
- Bhe.. in realtà non ho pensato molto.. ero distratta.. -
- Ti sei lasciata andare. Brava. - poi si abbassò al mio orecchio per sussurrarmi - e complimenti per la scelta, magari trovarne così alla tua età.. - mi fece l'occhiolino e sorrise.
Io invece sorrisi, perchè quel giorno Edward era a caccia e non poteva leggere nella mente della prof cosa avevo fatto. Alla prima occasione un pò speciale gli avrei dato il mio lavoro, sperando che gli piacesse.

Erano passati dei mesi, i miei ricordi umani c'erano ancora, ma erano un pò sfocati. L'ultimo periodo, invece, da che avevo conosciuto Edward, me lo ricordavo abbastanza bene. Ero contenta di questo.
La scuola era finita e io iniziavo a sentire il bisogno di evolvere il mio rapporto con il mio ragazzo... Che strano.. "mio ragazzo".. chi l'avrebbe mai detto? E per di più il David di Michelangelo per eccellenza, con la dolcezza del miele e qualche volta l'impertinenza del ragazzino. Sorrisi. Era proprio speciale! Ed era mio.
Cavoli quanto lo amavo! Era qualcosa di .. non so.. come aveva detto lui, una volta subìto il cambiamento, le emozioni erano molto più amplificate. I
Decisi di chiedere consiglio alle mie 'sorelle' riguardo all' "evoluzione" che avevo in mente.. Di sicuro non aspettavano altro! Quelle due matte...
Vollero fare un pigiama party in camera mia. In questo modo non ci sarebbe stato Edward nei dintorni... sperai. Secondo me era capace di nascondersi da qualche parte per ascoltare, sia che fossero i pensieri delle sorelle, che la nostra chiacchierata.
- Allora, Bella - partì subito Alice - se ho ben capito... vorresti qualcosa di più dal vostro rapporto, giusto? -
- Si.. ma.. -
- Hai paura? -
- No.. non è che ho paura.. ho superato quella fase. Il fatto è che non so cosa fare.. Sai, nonostante il mio passato, non ho mai ... fatto certe cose.. - dissi timorosa
- Certo che no. E' ovvio - mi disse comprensiva Rose - anch'io avevo le tue paure quando conobbi Emmett -
- Davvero? E come hai fatto? -
- So che sembra facile a dirsi, ma mi sono affidata a lui, ai nostri sentimenti.. ed è avvenuto tutto naturalmente. -
Mi riempirono di consigli, perfino su che intimo usare, tanto che se fossi stata ancora umana mi sarebbe scoppiata la testa.
- Alice, ti ricordi che un giorno mi avevi chiesto una cosa, a scuola? -
- Ehm.. aspetta.. oh. Forse ho capito - mi sa che aveva previsto tutto, ma aveva lasciato che facessi loro una sorpresa.
Mi alzai andando a prendere un grosso album. Tornai a sedermi sul letto con loro ed estrassi un foglio, che mostrai.
- Bella.. è davvero stupendo! - esclamarono.
- Ci hai ritratte entrambe.. - mi sorrise Rose.
- Si, ho pensato di ritrarre insieme le mie migliori amiche e sorelle. -
- E quando lo hai fatto? - chiese Rose
- In realtà diverso tempo fa.. poco prima che sapessi del tumore. Volevo darvelo, ma poi sono successe un pò di cose.. -
- Grazie Bella, è qualcosa che conserveremo con cura. Sei davvero un'artista. - mi disse Alice.
Passammo il resto del tempo a scherzare e divertirci.

Edward

Uffa.. quelle tre si erano messe d'accordo per chissà quale convegno tra donne, escludendo me, che volevo passare del tempo con Bella. Lo sapevo di avere l'eternità, ma i miei sentimenti mi portavano a desiderare di passarla solo con lei... Era molto tempo che stavamo insieme e non avevamo ancora fatto il passo successivo. Aspettavo che Bella si sentisse pronta, ma utlimamente sembrava un pò schiva..
Quanto avrei voluto nascondermi per ascoltare! Ma Alice lo avrebbe previsto... Per cui mi dovetti accontentare della compagnia dei miei fratelli.
- Dai, Edward, non fare quel muso lungo - mi disse Jasper.
- Facile per te.. - mugugnai
- No. Non credere che non mi manchi mia moglie. E' solo che ho imaprato a lasciarle i suoi spazi -
- Perchè io non lo faccio? - sbottai
- Non ho detto questo. Dico solo che dovresti imparare ad essere più paziente, quando non è con te -
- Jazz ha ragione. Posso dire lo stesso - disse l'orso
- E' solo che.. la vorrei con me sempre, per l'eternità.. in ogni momento.. -
- E allora perchè non la sposi? - mi chiese Emmett con una semplicità che solo lui poteva avere.
Sgranai gli occhi e poi gli saltai addosso, abbracciandolo.
- Ehi ehi.. anch'io ti voglio bene, ma non esageriamo - disse ridendo
- ah, smettila. - gli dissi staccandomi - tanto lo so che sei un cucciolone d'orsacchiotto sempre in cerca di atti affettuosi.. - gli sorrisi
- Uffi... sempre per Yogi mi devono prendere.. - disse fingendosi un bimbo imbronciato
- Ah ah ah.. ma tu sei uguale, per forza! - ridemmo io e Jasper
- Piuttosto.. dalla tua reazione, deduco che le farai la proposta o sbaglio? - mi interruppe Emmett
- Bhe, l'idea sarebbe quella, ma vorrei aspettare il momento buono.. insomma.. -
- Edward. Basta con tutte queste fisime. Ti ricordo che io sento perfettamente ciò che sente Bella e quando è con te, per lei esisti solo tu e ti ama senza riserve. Si vede anche da come ti guarda.. e poi direi che... -
Lessi nella sua mente che a volte sentiva Bella un pò eccitata quando ci permettevamo qualche carezza un pò più audace. E non aveva paura. La poteva sentire anche da una certa distanza.
- Giusto. Anch'io con Rose non sapevo bene cosa fare, ma poi.. - intervenne Emmett
Mi disse che aveva preparato qualcosa di speciale per lei, poi l'aveva coccolata e alla fine Rose si era abbandonata a lui e tutto era stato bellissimo.
Quelle parole mi rassicurarono un pò.

Alice

Ah, finalmente tutto stava andando nel verso giusto! La mia nuova sorellina si era lasciata tutto alle spalle e il mio caro fratellone voleva fare il grande passo con Bella vestita di bianco! Evviva!! Mi sarei divertita un mondo ad aiutarla a organizzare tutto. Certo, stando ai suoi desideri, che sicuramente sarebbero state cose molto semplici. Tutto pur di vederli felici!
Non dissi niente. Ovvio che doveva essere una sorpresa per tutti. In primis per la futura sposa.
Passammo una bellissima nottata fra ragazze. Ci voleva, ogni tanto.
E poi avevo ragione di credere che Edward stesse per avere un'idea per dirlo alla sua amata.. Mi sa che lo avrei consigliato.. sorrisi tra me.

Bella

Rose ed Alice mi avevano riempito di consigli, ma quello che più importava era una cosa che mi aveva detto Rosalie: lei si era affidata ad Emmett e ai loro sentimenti.
Io ero prontissima a farlo, ma Edward? Avrei detto di si, ma sembrava sempre che avesse paura di farmi chissà cosa.. Uffa.. Se avevo io avevo superato tutto, non poteva farlo anche lui? Dannazione! Che qualcuno mi dica se è normale! Però.. mi dimostrava il suo sentimento anche in altri modi.. come quando mi baciava...
Forse avevo avuto un'idea, che magari poteva funzionare..
Ero d'accordo con Edward che stasera saremmo andati alla radura. Quel luogo era un piccolo paradiso. Il posto ideale dove parlare liberamente.. e dove agire con un minimo di audacia senza essere disturbati...
Suonarono alla porta. Sapevo che era lui. Mi fiondai ad aprire e sentii la zia borbottare..
- Bella, tesoro, potresti cercare di muoverti un pò più lentamente? A volte mi sembra di vivere in una zona molto ventilata.. -
- Scusa zia.. hai ragione - ridacchiai, aprendo la porta. Eccolo il mio miracolo personale.
Senza dire una parola, gli circondai il collo con le braccia e lo baciai. Brava Bella. Chissà che non intuisca qualcosa.. Vai così!
- Mmm .. che bellissima accoglienza.. - mormorò
- Tutto per te.. -
Lui sorrise, forse un pò imbarazzato, ma ci avrei pensato io. Insomma, stavamo insieme da almeno un anno!
Ci dirigemmo nel nostro luogo preferito. O almeno così credevo. Vidi che prendeva una direzione diversa. Poco dopo capii che stavamo andando alla grotta al mare. Bhe, anche quello era 'nostro'..
Quando arrivammo..
- Chiudi gli occhi, perfavore. - mi chiese
- Ok - obbedii.
Sentivo odore di cera che bruciava, segno che forse c'erano delle candele. E poi profumo di rose..
- Apri pure gli occhi.. - disse
- Edward.. che bello.. - rimasi colpita.
Aveva sì, acceso delle candele, ma quello che non mi aspettavo era che da dentro la grotta, la luce che emanavano faceva un effetto soft, come di luci soffuse, calde. Petali di rose rosa, sparsi a mò di giaciglio, davano un velo rosato al bagliore diffuso dalle candele e davanti avevamo l'oceano con una splendida luna piena che mandava sull'acqua i suoi bagliori argentei. L'effetto d'insieme era semplice, ma magico.
Ci sedemmo e mi guardò.
- Bella.. senti dovrei parlarti.. - sorrise imbarazzato.
- Dimmi.. - sorrisi a mia volta. Se la sua espressione era quella, forse potevo ben sperare.
- Ecco.. tu sai che voglio sempre stare con te, che desidero l'eternità al tuo fianco.. -
Annuii. - Anch'io.. -
- Chiudi di nuovo gli occhi, allora. -
Obbedii. Sentii che mi prese la mano e ci mise qualcosa sopra. Al tatto sembrava velluto, qualcosa di piccolo.
- Puoi guardare, ora.. -
Avevo in mano una scatolina ricoperta di velluto, aperta. Al suo interno c'era un anello fatto di sottili fili d'oro che si intrecciavano a treccia per formare il cerchietto e per dare forma alla sagoma di una farfalla, nella cui 'testa' c'era incastonato un brillante e il corpo era fatto da righine d'oro, tipo ape. Ero senza parole, stupendo.
- Bella.. prima che mia madre morisse... mi aveva affidato questo suo anello, dicendomi di donarlo alla mia metà quando l'avessi trovata. E quella metà sei tu... Isabella Swan.. vuoi sposarmi? -
Gli saltai al collo.
- Si si si si si si!!! Ti amo! -
- Anch'io.. -
Lo baciai con una certa passione. Volevo che percepisse il mio amore, ma volevo anche che capisse che lo desideravo. Con tutto il cuore.
Sembrava rispondermi col mio stesso ardore, così decisi di farmi un pò più audace. Iniziai a far scorrere le mani sul suo torace, sulla schiena, poi le feci avventurare fino al bordo dei suoi jeans, dove infilai le dita.
Lui assecondò i miei movimenti, e senza smettere di baciarci mi ritrovai contro la parete rocciosa. Alzai un ginocchio fino al suo fianco, facendo aderire i nostri bacini.
- Bella... - mi chiamò staccandosi leggermente - sei.. sicura? -
Lo guardai negli occhi, sapendo che i miei erano neri come i suoi.
- Sicurissima - risposi decisa. Poi lo guardai con un sorrisetto sghembo che a volte faceva anche lui - e se ti fermi, subirai la mia vendetta.. - aggiunsi suadente.
Mi sorrise nello stesso modo, divertito.
- Questo è l'invito più celestiale che abbia mai ricevuto.. - disse piano.
Tornò a baciarmi e mise la mano sulla coscia della gamba che avevo alzato, mentre l'altro braccio mi teneva stretta a lui. Io mi spinsi di più contro il suo corpo.
Riabbassai la gamba e andai con le mani sotto la sua maglia, cercando di sfilargliela. Edward assecondò i miei movimenti, alzando le braccia e lasciandosi svestire.
Con la bocca sul mio collo, mi svestì anche lui, togliendomi l'abito che indossavo.
Poco dopo non avevamo più niente addosso. Sentivo i miei sentimenti invadermi ogni fibra del corpo, sentivo che Edward mi voleva e mi amava. E io lui. Questo era ciò che contava.
Scivolammo lungo la roccia su cui eravamo appoggiati e non mi resi quasi conto che ci eravamo anche sdraiati. Sentivo il peso piacevole del suo corpo sul mio. Eravamo soli, in un luogo per noi speciale, col nostro amore.
Edward aveva iniziato una dolce tortura per il seno, mentre le sue dita esploravano la parte più nascosta di me. Era dolce ed eccitante a tal punto che mi spinsi ad agire, toccandolo a mia volta.
Gli scappò un mugolìo che mi rese soddisfatta. Glil'avevo provocato io..
Poi Edward mi guardò come per ottenere un consenso definitivo. Per tutta risposta, gli misi le mani sui glutei e lo spisi verso di me. A quel punto, lui unì il suo corpo al mio con una dolcezza incredibile, facendosi, poi, più passionale a ogni movimento. Si muoveva con me, in un ritmo tuto nostro... Era tutto perfetto.

Finalmente avevamo compiuto anche quel passo. Ero contentissima. Adesso giacevo di fianco a lui, cullata dalle sue braccia.
- Sai.. non mi sembra ancora vero tutto questo.. mi sembra di volare. E' una sensazione meravigliosa. E prima.. oh mamma.. non so come descriverlo.. è stato .. non è stato come volare in paradiso, ma al di sopra! Poi... era da un pò che aspettavo questo momento... - se avessi potuto, avrei avuto la faccia viola, ma non importava. Era quello che sentivo e volevo condividere con Edward la mia vita e le mie emozioni.
Lo guardai sorridendo e il suo viso era sorridente ed emozionato.
- Bella.. - mi accarezzò il viso - .. mi hai tolto le parole di bocca.. Ma davvero lo volevi da tempo? - era rimasto un pò stupito della mia dichiarazione..
- Bhe si.. ma tu eri convinto di farmi paura.. ho cercato di farti capire che non sarebbe stato così.. -
- Scusa.. - mi baciò la mano - mi perdoni? -
Alzai un sopracciglio.
- E non ti sembra che lo abbia già fatto? - dissi fintamente irritata. Lui capì. Aveva sempre detto che si capiva quando mentivo..
Mi sorrise. - Giusto.. mia cara futura mogliettina.. -
Riprendemmo il 'discorso', fatto prima della nostra chiacchieratina..

Ormai stava spuntando il sole. Io e Edward avevamo trascorso la notte insieme.. La notte più bella della mia vita.
Eravamo ancora abbracciati e stavamo guardando il sorgere del sole, quando decisi di spezzare il silenzio.
- Edward -
- Si? -
- Mi è venuto in mente che ho una cosa da darti. E' qualcosa che conservo da un pò di tempo, ma non avevo ancora trovato l'occasione di dartelo. Vieni con me, si trova a casa nella mia camera. -
- La seguo madame. Ti seguirei ovunque.. -
Gli diedi un bacio, poi mi rialzai per vestirmi e lui fece lo stesso. Corremmo fino a casa Swan.
Zia Ally dormiva ancora, era l'alba, quindi entrammo facendo piano. Salimmo le scale fino alla mia camera.
- Edward, per favore, stavolta chiudi tu gli occhi -
Mi obbedì.
- Ti ricordi quel giorno in cui tu eri a caccia e io ti dissi che la Allen ci aveva fatto rappresentare ciò che amavamo di più al mondo e ti avevo proibito di scoprire cosa avessi fatto? -
- Si, mi ricordo. -
- Adesso apri gli occhi -
Lo vidi guardare il suo ritratto con una certa emozione e stupore.
- Bella.... -
- Ti piace? - chiesi timorosa
- Se mi piace? Non ho parole per descriverlo. E' bellissimo -
Era semplicemente un ritratto di Edward seduto al centro della radura.
- Mi fa piacere.. - sorrisi
Lui si avvicinò a me, cingendomi la vita e stringendomi a lui.

Edward

Il gran giorno era arrivato e io ero un pò nervoso.
Ero nella mia stanza ad aspettare che si facesse quasi ora, poi mi sarei vestito.
Fortuna che c'erano Emmett e Jasper con me, altrimenti sarei andato a prendere Bella e non mi sarebbe più importato di altro.
Con lei c'erano le mie sorelle, che finivano di prepararla. Cercavano di celarmi i loro pensieri perchè sapevano che avrei sbirciato. Uffa.. le donne e anche quella nanetta malefica! Io volevo solo la mia Bella.
Sbuffai sonoramente, sotto le occhiate divertite dei miei fratelli.
- Adesso si rende conto, finalmente, di cosa voglia dire tutta questa attesa, vero fratello? - disse Jasper, rivolto all'orso.
- Oh si. Era ora. Così impara a prendere in giro.. - gli fece l'occhiolino Emmett. In effetti avevo un pò sottovalutato la situazione e quando si sposarono loro, io chiesi cosa c'era da essere nervosi, tanto era solo una cerimonia.. Tse. Col cavolo! Era una tortura! Aspettare per vedere la tua sposa, tenerti all'oscuro dei preparativi.. e altro ancora.. uffa. Che noia, che barba, che noia!
Ci mancava solo che scalciassi come Sandra Mondaini sotto le coperte e 'facevo trentuno'....!
Non stetti nemmeno a rispondere ai quei due.
- Dai, vestiti. E' ora - disse Jasper, dopo un pò, guardando l'orologio.
Finalmente, penso. Mi vesto velocemente col mio completo blu scuro e mi avvio assieme ai miei fratelli dal reverendo Weber.
Ci sono già i miei genitori e Ally, seduti vicini. Abbiamo voluto una cerimonia intima. Mi sorridono felici. Soprattutto Ally, che pensava che sua nipote non avrebbe potuto avere migliore fortuna ed era felicissima di come erano andate le cose. Faceva molto felice anche me e le feci un cenno col capo. Lei mi sorrise ancor di più.
Ecco che inizia la marcia nuziale. Finalmente sta arrivando.
Mi volto verso le scale, dove vedo apparire il mio angelo.. Si, non potrei definirla in altro modo. E' semplicemente un incanto col vestito che le ha fatto mia sorella. I suoi occhi trovano i miei e ci scambiamo un sorriso, mentre avanza verso di me. Sono emozionato. Se potessero, mi suderebbero le mani. Appena mi raggiunge, allungo una mano verso di lei, che l'afferra subito.

Bella

Alice e Rose mi stavano ritoccando il trucco. Ero vestita con un abito semplice e bellissimo, che la stessa Alice aveva confezionato. Si divertiva a fare queste cose.. E devo dire che il risultato è ottimo.
Sospiro, impaziente di raggiungere il mio sposo. Sono un pò nervosa.. Se solo non avessero impedito anche agli altri ragazzi di essere li con noi... Jasper mi sarebbe stato di grande aiuto.
- Dai, Bella, tranquilla, abbiamo finito. Ora si va. - mi dice Alice.
- Ok..- è l'unica cosa che riesco a dire e mi avvio assieme alle mie amiche - sorelle - cognate. ^__^
Inizio a scendere gli scalini che mi portano nel giardino, dove è stato allestito un piccolo percorso addobbato con fiori d'arancio, tee e rose rosa messe in canestri di vimini bianchi e arancioni, tenuti da dei lampioncini a uncino. Edward e il reverendo Weber mi aspettano sotto un gazebo in ferro battuto, ricoperto da viti e roselline rosse rampicanti, sotto cui ci sono la zia, Carlisle e Esme già seduti. E' tutto magico, fiabesco..
Cerco subito gli occhi di Edward e li trovo. Sorridenti, emozionati... proprio come i miei.
Mentre 'entro', scorgo anche gli occhi della zia, le faccio un cenno veloce, e senza smettere di sorridere, raggiungo il mio sposo. Mi porge una mano, che prendo subito.
Il reverendo Weber iniziò la cerimonia. Abbiamo voluto qualcosa di intimo, familiare.
- ... vi dichiaro marito e moglie. Ora puoi baciare .. -
Non gli permisi di finire che gettai le braccia al collo di Edward per travolgerlo con un bacio.
Abbasso il mio scudo mentre ci baciavamo per far sentire a Edward le mie emozioni. Certo che se mi avessero detto che mi sarebbero successe tutte le cose belle, a parte il tumore, capitate col mio arrivo a Forks, non ci avrei mai e poi mai creduto.
Ora, invece, sono qui, in un giorno che ricorderò per tutta la vita, con mio marito e le persone a me più care. E sono felice.. Dannatamente felice.
"Edward, sei tu la mia vita, sei tu.. la mia felicità".


The end.